di Miguel Gotor
Suggerimenti per analizzare, discutere e insegnare i fenomeni di violenza politica, lotta armata e stragismo degli anni Settanta in Italia. Alcune definizioni e una riflessione sul mestiere di giudice e il mestiere di storico.
Qual è il legame tra storia, storiografia e cinema? In che modo i film storici possono essere strumenti utili alla didattica e alla divulgazione, senza cadere in semplificazioni o distorsioni? In questo video, il Professor Miguel Gotor analizza il ruolo del cinema nella rappresentazione del passato: attraverso la sua esperienza diretta, esploreremo il valore e i limiti della narrazione cinematografica nella costruzione della memoria storica, con particolare attenzione al suo utilizzo in ambito educativo. Un’analisi critica per comprendere come il cinema possa essere, al tempo stesso, uno strumento di conoscenza e un veicolo di interpretazione soggettiva del passato.
Dopo aver analizzato il rapporto tra storia e cinema nella prima parte dell’intervista, il Professor Miguel Gotor si sofferma su un aspetto fondamentale: come utilizzare i film nella didattica senza confondere il racconto cinematografico con la realtà storica. Tra suggerimenti metodologici e titoli emblematici, emerge anche un’indicazione originale: l’uso del cinema non solo per raccontare la storia, ma per insegnare il metodo storico, educando gli studenti alla complessità delle fonti e alla pluralità dei punti di vista.
La Professoressa Gribaudi si sofferma sul periodo 1940-43: Napoli fu bombardata sin dai primi giorni di guerra, nel 1940. I due bombardamenti più devastanti ebbero luogo nel dicembre 1942 e nell’agosto 1943. Simbolo della distruzione di Napoli sono i ruderi del monastero di Santa Chiara, impressi nell’immaginario non solo da celebri fotografie, ma anche dalla canzone Munasterio ’e Santa Chiara, composta nel 1945. I documenti militari alleati aiutano a riflettere sulla guerra vista dall’alto (dai bombardieri) e su quella vista dal basso (dai bombardati, che a distanza di decenni offrono la loro testimonianza).
In questa seconda parte della conversazione la Professoressa Gribaudi affronta gli eventi del settembre 1943. Come tante altre parti d’Italia, la resistenza a Napoli comincia all’indomani dell’annuncio dell’armistizio (8 settembre): civili e soldati si oppongono all’occupazione tedesca. Con lo sbarco degli Alleati a Salerno (9 settembre), Napoli in pratica è già sul fronte. In questo contesto la città diventa teatro di ulteriori distruzioni e violenze, fino all’insurrezione che comincia il 27 settembre. Sono i documenti militari tedeschi, in particolare, a dimostrare l’ampiezza e l’importanza di queste vicende.
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A tua disposizione una breve contestualizzazione dei contenuti, spunti di approfondimento e brani tratti direttamente dall'opera dell'autrice: Guerra totale. Tra bombe alleate e violenze naziste. Napoli e il fronte meridionale 1940-44.
NOVITÀ
Serena Di Nepi, I confini della salvezza. Schiavitù, conversione e libertà nella Roma di età moderna, Roma, Viella, 2022, 250 p. Scheda a cura di Eleonora Faricelli.
La schiavitù in età moderna a lungo è stata associata quasi solo alla tratta di africani deportati verso le Americhe. La storiografia più recente, attenta alla scala globale, ha messo in luce quanto la condizione schiavile fosse
diffusa anche in Europa e nel mondo musulmano, e il Mediterraneo fosse un crocevia cruciale. Serena Di Nepi, professoressa di Storia moderna all’Università di Roma La Sapienza, ha indagato sul particolare caso delle emancipazioni
di schiavi convertiti al cristianesimo nella Roma dei papi tra XVI e XVIII secolo, incrociando il tema della schiavitù con quello del trattamento (ovvero della “tolleranza”) delle minoranze religiose nel cuore della cristianità
cattolica.
NOVITÀ
Alessandro Stanziani, Le metamorfosi del lavoro coatto. Una storia globale, XVIII-XIX secolo, il Mulino, Bologna 2022 (prima ed. in francese 2020), 348 pp. Scheda a cura di Tommaso Scaramella.
Il libro dello storico dell’economia Alessandro Stanziani affronta in modo innovativo un tema classico: il nesso tra lavoro libero e capitalismo. Secondo l’interpretazione tradizionale, il sistema capitalista sarebbe legato
a
forme di lavoro salariato libero, e di conseguenza l’abolizione del servaggio e della schiavitù furono passaggi cruciali di un percorso «ascendente», dal «feudalesimo» alla «modernità» capitalista fondata sulla «libertà di
mercato». Stanziani mostra invece che le forme di lavoro libero e coatto sono esistite, e ancora oggi coesistono, in un rapporto molto più complesso, che deve essere colto su scala globale. Ecco dunque un esempio di come un
approccio su scala globale possa aiutare a rivedere una interpretazione storiografica incardinata in una visione eurocentrica e teleologica e anche un esempio di come possiamo comprendere meglio problemi che riguardano,
oggi, le nostre vite, dando loro uno spessore storico.
NOVITÀ
Marie Favereau, L’Orda. Come i Mongoli cambiarono il mondo, trad. dall’inglese di Chiara Veltri, Einaudi, Torino 2023, 398 pp. Scheda a cura di Lorenzo Tabarrini.
Il libro della storica francese Marie Favereau ricostruisce la storia dell’Orda d’Oro, ovvero di quella formazione politica, estesa dal fiume Volga al Mar Nero, nata in seguito all’espansione militare dei mongoli nel corso
del
Duecento. Reagendo a una tradizione storiografica europea-occidentale che a lungo ha relegato questa vicenda ai margini di un percorso storico indirizzato alla «modernità», l’autrice sottolinea i tratti di novità del regime
mongolo: multietnico, dalle strutture amministrative duttili e flessibili, esso favorì lo sviluppo economico delle popolazioni assoggettate, e il suo carattere nomadico, lungi dal costituire un fattore di arretratezza, fu
alla
base di importanti trasformazioni, che ebbero un impatto profondo sull’Europa e sull’Asia. Il libro di Favereau raggiunge risultati notevoli e pone le basi per un nuovo dibattito: davvero i mongoli «cambiarono il mondo»?
NOVITÀ
Lucia Felici, Girolamo Imbruglia, La tolleranza in età moderna. Idee, conflitti, protagonisti (secoli XVI-XVIII), Roma, Carocci 2024, 336 p. Scheda a cura di Eleonora Faricelli.
Una sintesi aggiornata ed efficace ripercorre le metamorfosi del concetto di tolleranza tra XVI e XVIII secolo. Questa idea nacque per rispondere al problema della convivenza religiosa soprattutto dopo la diffusione
della Riforma
protestante; al termine di una lunga evoluzione è diventata requisito dei diritti fondamentali degli individui. Uno sguardo storico che ci permette di riflettere sulle sfide che si presentano oggi.
NOVITÀ
Germano Maifreda, Immagini contese. Storia politica delle figure dal Rinascimento alla “cancel culture”, Feltrinelli, Milano 2022, 152 p. – Tomaso Montanari, Le statue giuste, Laterza, Roma-Bari
2024, 132 p. Scheda a cura di Tommaso Scaramella.
In due libri recenti lo storico dell’economia Germano Maifreda e lo storico dell’arte Tomaso Montanari prendono in esame le azioni di protesta che negli ultimi anni, negli Stati Uniti e in Europa, hanno preso di mira
statue e immagini. Questa contestazione di personaggi ed eventi del passato, che veicolano o celebrano valori e comportamenti oggi inaccettabili (dal colonialismo allo schiavismo ad altre forme di discriminazione di gruppi sociali
o minoranze) è stata etichettata come cancel culture («cultura della cancellazione») da chi la giudica un eccesivo cedimento all’odierno “politicamente corretto”. Maifreda e Montanari, con approcci diversi, invitano invece
a riflettere sui processi storici che sottostanno alla costruzione di un patrimonio culturale: chi colpisce le statue non intende cancellare il passato, ma vuole prenderlo sul serio e ridiscuterlo, per costruire un futuro
diverso. Il compito che spetta alla storiografia è quello di restituire i diversi significati che il patrimonio contiene.
NOVITÀ
Giorgio Caravale, Libri pericolosi. Censura e cultura italiana in età moderna, Laterza, Roma-Bari 2022, 533 p.; scheda a cura di Tommaso Scaramella
Basandosi su una ricerca che ha potuto attingere a fonti disponibili solo da una ventina d’anni, Giorgio Caravale propone una originale rilettura della storia della censura ecclesiastica nell’Italia dell’età moderna.
L’autore
ricostruisce così il modo in cui la Chiesa controllò la diffusione delle idee, delle opinioni e delle conoscenze, plasmando – con conseguenze secolari – un’intera cultura e società.
NOVITÀ
C. Wickham, L’asino e il battello. Ripensare l’economia del Mediterraneo medievale, 950-1180, trad. a cura di Dario Internullo, Viella, Roma 2024, 883 p. Scheda a cura di Lorenzo Tabarrini.
Con L’asino e il battello, il grande medievista britannico Chris Wickham (1950) offre una nuova interpretazione della storia economica dei secoli X-XII. Mettendo a confronto sei regioni affacciate sul
Mediterraneo
(l’Egitto, la Tunisia, la Sicilia, la penisola iberica, l’impero romano d’Oriente e l’Italia del centro-nord), Wickham demolisce alcuni stereotipi storiografici, vecchi ma molto resistenti, in un libro che farà riflettere e
discutere per molto tempo.
CLASSICO
Marc Bloch, La società feudale, trad. di Bianca Maria Cremonesi, Einaudi, Torino, 1949 (ed. or. 1939-1940). Scheda a cura di Lorenzo Tabarrini
Alla fine degli anni Trenta, lo storico francese Marc Bloch (1896-1944), sulla base dei suoi vasti studi sul Medioevo europeo, delineò i caratteri della «società feudale» in un volume presto considerato un
classico fondamentale.
È
un libro che si trova ancora sulla scrivania di chi si occupa della storia politica del Medioevo; questa scheda ci aiuta a capire perché.
NOVITÀ
Anna Bellavitis, Il lavoro femminile nelle città dell’Europa moderna, Roma, Viella, 2016, 248 p., scheda a cura di Eleonora Faricelli
La storica italiana Anna Bellavitis (1960), professoressa di Storia moderna dell’università di Rouen (Francia), ha sviluppato le sue ricerche in vari ambiti della storia sociale, delle donne e del genere. In una
sintesi recente ha
affrontato la questione del lavoro femminile nelle città europee tra XVI e XVIII secolo, mostrando come le donne hanno sempre lavorato. I casi che Bellavitis analizza sollecitano questioni che sono ancora di stretta
attualità: il riconoscimento sociale del lavoro femminile, l’accessibilità o meno di certi impieghi, la condizione giuridica,
il lavoro «precario» e «in nero», le gerarchie, le differenze di salario con gli uomini.
Giuliana Laschi racconta la complessità delle ragioni che dettero avvio al processo di integrazione europea dopo la Seconda guerra mondiale.
Riccardo Brizzi ricostruisce la storia della Coppa del mondo di calcio, mostrando come da semplice evento sportivo essa abbia acquisito un crescente protagonismo sul terreno geopolitico.
Partendo dalla figura di Michail Sergeevič Gorbačëv, Adriano Roccucci ripercorre la fine dell’Unione Sovietica analizzando domande e temi di una questione storiografica ancora aperta e oggetto di dibattito tra gli storici.